Il 18 gennaio 2026, la frazione di Santa Maria degli Angeli (Assisi) si è trasformata, come da secolare tradizione, nel palcoscenico di una delle feste più amate del territorio: il Piatto di Sant’Antonio Abate. La celebrazione, che cade ogni domenica successiva al 17 gennaio (giorno liturgico del Santo), ha attirato migliaia di visitatori, pellegrini e residenti, tutti accorsi ai piedi della Basilica per onorare il protettore degli animali e del mondo rurale.
La giornata è iniziata ufficialmente alle ore 10:45 sul sagrato della Basilica Papale, dove si è svolto il momento più suggestivo: la solenne benedizione degli animali. Un’incredibile sfilata di cani, gatti, cavalli, rapaci e persino animali da fattoria ha colorato la piazza, richiamando un rito che affonda le radici nella necessità di protezione per il bestiame, un tempo unica fonte di sostentamento. Successivamente, la messa solenne officiata dalle autorità ecclesiastiche ha ribadito il valore della cura del creato, un tema molto caro alla città di San Francesco.
Il fulcro dell’evento è stato però il celebre “Piatto di Sant’Antonio”. Questa usanza nacque nell’Ottocento come atto di carità dei “Priori Serventi”, che offrivano un pasto caldo ai poveri del borgo per ringraziare il Santo di aver protetto gli animali da un’epidemia. Oggi il pasto rituale — composto da rigatoni, carne in umido, salsicce e frutta — viene servito nei ristoranti locali convenzionati e nei padiglioni della pro loco dalle ore 13:00. La gestione dell’evento è affidata alle “Prioranze”, che ogni anno si tramandano l’onore di organizzare la logistica e mantenere viva la fiamma della solidarietà. La festa non è solo una sagra gastronomica, ma un momento di profonda identità comunitaria che chiude idealmente le festività invernali umbre, proiettando la regione verso i riti della primavera.









