Spello tra vicoli fioriti e storia romana

Nel cuore della Valle Umbra, adagiata sulle pendici del monte Subasio, Spello si rivela come uno dei borghi più affascinanti e meglio conservati dell’intera regione. Nel mese di ottobre, il centro storico in pietra rosata del Subasio regala un’atmosfera intima e suggestiva, arricchita dai colori autunnali che incorniciano i vicoli, le piazzette e gli antichi monumenti. Famosa in tutto il mondo per l’arte dei fiori e per la sua straordinaria eredità d’epoca romana, Spello offre ai visitatori un itinerario unico in cui la monumentalità dell’antichità si fonde armoniosamente con la struttura urbanistica di impianto medievale. La storia di Spello, l’antica Hispellum, è profondamente legata all’epoca romana, periodo durante il quale la città conobbe un grande splendore. Tra le testimonianze meglio conservate spiccano le imponenti porte d’accesso alle mura cittadine. La Porta Venere, affiancata da due maestose torri dodecagonali note come Torri di Properzio, rappresenta uno dei monumenti romani più eleganti dell’Umbria. Altrettanto rilevanti sono la Porta Consolare, antico ingresso principale lungo il tracciato della Via Flaminia, e la Porta Urbica. Poco fuori dalle mura si trovano inoltre i resti dell’Anfiteatro Romano del I secolo dopo Cristo e della Villa dei Mosaici, uno straordinario complesso archeologico di circa cinquecento metri quadrati che conserva pavimenti musivi policromi raffiguranti scene di caccia, figure mitologiche ed elementi geometrici. Oltre all’eredità romana, Spello racchiude capolavori assoluti del Rinascimento italiano. Il punto di maggiore interesse artistico è la Collegiata di Santa Maria Maggiore, situata nel cuore del centro storico. All’interno della chiesa si trova la celebre Cappella Baglioni, affrescata nel 1501 da Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio. Questo ciclo di affreschi, che comprende la raffigurazione dell’Annunciazione, dell’Adorazione dei Pastori e della Disputa di Gesù con i Dottori, è considerato uno dei vertici della pittura rinascimentale per la vivacità dei colori, la cura dei dettagli architettonici e la maestria nella resa della prospettiva. Passeggiare per Spello significa anche percorrere i celebri vicoli fioriti che caratterizzano il borgo. Sebbene la rinomata festa delle Infiorate del Corpus Domini si svolga in primavera, l’amore degli abitanti per la cura degli scorci urbani è visibile durante tutto l’anno. Gli archi in pietra, le scalinate e i balconi delle abitazioni private rimangono adornati con piante ed elementi decorativi, rendendo ogni angolo un dipinto a cielo aperto da esplorare a ritmo lento. L’esperienza autunnale a Spello si completa con la valorizzazione dei prodotti enogastronomici del territorio. Il mese di ottobre coincide infatti con il periodo della raccolta delle olive sulle colline del monte Subasio, zona altamente vocata per la produzione dell’Olio Extravergine di Oliva Dop Umbria, sottozona Colli Assisi-Spoleto. Nei frantoi locali è possibile degustare l’olio nuovo appena estratto, caratterizzato da un profumo fruttato e un gusto leggermente piccante, perfetto per condire la bruschetta, le zuppe di legumi tradizionali e la chianina, accompagnati da un bicchiere di vino della vicina fascia vitivinicola di Montefalco e Assisi.
Cascata delle Marmore e boschi ternani

Nel cuore della provincia di Terni, la Cascata delle Marmore rappresenta uno degli spettacoli naturali e ingegneristici più affascinanti dell’Italia centrale. Durante il mese di ottobre, il paesaggio circostante si trasforma grazie ai colori autunnali della folta vegetazione ripariale e dei boschi della Valnerina, rendendo la visita un’esperienza immersiva tra natura, storia e paesaggi d’acqua. Con un salto complessivo di ben centosessantacinque metri suddiviso in tre distinti livelli, la cascata è riconosciuta come una delle più alte d’Europa e costituisce un patrimonio di inestimabile valore naturalistico e storico per la regione Umbria. La nascita della Cascata delle Marmore risale al 271 avanti Cristo per opera del console romano Manio Curio Dentato. L’opera idraulica fu ideata per bonificare la piana di Rieti, deviando le acque del fiume Velino attraverso la rupe di Marmore per farle confluire direttamente nel sottostante alveo del fiume Nera. Nel corso dei secoli, diversi interventi di ingegneria idraulica e restauro d’epoca medievale e rinascimentale hanno perfezionato il corso del canale, portando alla configurazione attuale dell’imponente balzo d’acqua. Oggi la cascata è inserita in un sistema idroelettrico di fondamentale importanza ed è soggetta a un regime di apertura controllata del flusso d’acqua, che permette di apprezzare sia la potenza del getto sia la quiete del parco fluviale. Il Parco Fluviale del Nera, all’interno del quale si sviluppa l’area della cascata, offre una rete di sentieri e percorsi escursionistici ben tracciati che permettono di esplorare l’area da molteplici punti di vista. Il Sentiero numero uno, noto come il Passo del Salto, collega il Belvedere Inferiore con il Belvedere Superiore, consentendo di salire lungo la rupe tra grotte calcaree e quinte di folta vegetazione. In cima si trova la celebre Specola, una loggetta panoramica fatta costruire nel 1781 da Papa Pio VI, da cui si gode una vista privilegiata sul primo salto e sulla formazione del suggestivo arcobaleno delle Marmore, fenomeno ottico descritto fin dall’antichità da poeti e viaggiatori del Grand Tour. Altri percorsi, come i sentieri che costeggiano il fiume Nera o che conducono all’Isabella, offrono passeggiate più rilassanti immerse tra leccio, carpino, felci e muschi d’alta rupe. Il microclima umido generato dalle nebulizzazioni d’acqua favorisce la crescita di una flora ricca e l’insediamento di diverse specie di avifauna acquatica. L’esperienza autunnale si estende anche ai boschi e ai borghi limitrofi della Valnerina, come Ferentillo, Arrone e Casteldilago, luoghi incastonati lungo la valle dove la natura si fonde con antiche rocche medievali. La visita al territorio ternano in ottobre offre l’opportunità di degustare i prodotti enogastronomici della stagione autunnale e della tradizione contadina locale. Tra le specialità tipiche spiccano i ciriole alla ternana, una pasta fresca di acqua e farina condita con sugo d’aglio, olio e pomodoro o con il pregiato tartufo nero della Valnerina, il pane di Stroncone, l’olio extravergine d’oliva appena franto e la selvaggina locale. L’unione tra la potenza dell’ingegneria romana e la maestosità della natura autunnale rende la Cascata delle Marmore una tappa imperdibile per ogni itinerario in Umbria.
Gubbio autunnale e la Pietra del Cero

Nel nord-est dell’Umbria, adagiata sulle pendici del monte Ingino, Gubbio si presenta come una delle città medievali meglio conservate d’Italia. Durante il mese di ottobre, il centro storico in pietra calcarea grigia si fonde armonicamente con i caldi toni autunnali dei boschi circostanti, offrendo ai visitatori un’atmosfera suggestiva e un patrimonio monumentale di prim’ordine. La città eugubina vanta origini antichissime, testimoniate dalle celebri Tavole Eugubine, e conserva un tessuto urbano straordinariamente intatto, dominato da architetture imponenti, vicoli scoscesi, piazze pensili e tradizioni storiche vive e sentite da tutta la comunità locale. Il cuore istituzionale e monumentale della città è rappresentato dal complesso di Piazza Grande, una straordinaria piazza pensile realizzata nel XIV secolo per collegare i diversi quartieri cittadini. Su di essa si affaccia il Palazzo dei Consoli, maestosa struttura in stile gotico eretta su progetto dell’architetto Matteo Gattapone tra il 1332 e il 1340. Oggi il palazzo ospita il Museo Civico, al cui interno sono custodite le Tavole Eugubine, sette lastre in bronzo scritte in lingua umbra ed etrusca che costituiscono il più importante documento rituale e linguistico dell’Italia preromana. Di fronte al palazzo sorge il Palazzo Pretorio, sede del municipio, mentre poco più in alto si trovano il Duomo di San Mariano e Giacomo e il Palazzo Ducale, commissionato da Federico da Montefeltro nel XV secolo. Gubbio è celebre in tutto il mondo per la sua secolare Festa dei Ceri, che si tiene ogni anno il quindici maggio in onore del patrono Sant’Ubaldo. Tuttavia, il legame della città con i Ceri è tangibile durante tutto l’anno. I tre imponenti manufatti di legno ottagonali, sormontati dalle statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio Abate, vengono infatti conservati con devozione all’interno della Basilica di Sant’Ubaldo, situata sulla cima del monte Ingino. Per raggiungere la basilica e ammirare una vista panoramica spettacolare sulla piana sottostante, i visitatori possono percorrere l’antico sentiero delle ceste o utilizzare la funivia colle eletta, un impianto aperto a cestovia che sale lungo il crinale della montagna. Oltre alle testimonianze medievali e rinascimentali, la città conserva importanti resti di epoca romana situati nella piana ai piedi del centro storico. Tra questi spicca il Teatro Romano, edificato nel I secolo avanti Cristo, uno dei più grandi dell’antichità ancora esistenti, dove si svolgevano spettacoli capaci di ospitare fino a seimila spettatori. Nelle immediate vicinanze si trova la raccolta dell’Antiquarium, che conserva mosaici, sculture e reperti provenienti dagli scavi archeologici dell’area urbana romana. La visita autunnale a Gubbio consente anche di apprezzare le eccellenze enogastronomiche del territorio collinare e montano. L’ottobre eugubino è caratterizzato dai profumi dei prodotti del bosco, tra cui spiccano il tartufo bianco e il tartufo nero pregiato, utilizzati per insaporire primi piatti a base di pasta fresca come le tagliatelle e gli strangozzi, o per condire la tipica crescia al panaro, una focaccia schiacciata cotta su un piatto di pietra e farcita con salumi artigianali e formaggi locali. L’insieme di storia, natura e sapori autentici rende Gubbio una tappa imprescindibile di un viaggio autunnale in Umbria.
Settimana Mondiale dello Spazio 2026

La Settimana Mondiale dello Spazio rappresenta uno dei più rilevanti appuntamenti globali dedicati alla divulgazione scientifica, all’esplorazione del cosmo e alla valorizzazione delle tecnologie aerospaziali. Istituita ufficialmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1999, questa ricorrenza si celebra ogni anno a livello internazionale dal 4 al 10 ottobre. Le date scaturiscono da due eventi fondamentali che hanno segnato in modo indelebile la storia scientifica e tecnologica dell’umanità. Il 4 ottobre 1957 segna il lancio dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale realizzato dall’uomo a essere posizionato con successo nell’orbita terrestre, inaugurando ufficialmente l’era spaziale. Il 10 ottobre 1967 è invece la data di entrata in vigore del Trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione e utilizzo dello spazio extra-atmosferico, compresi la Luna e gli altri corpi celesti. Questo accordo internazionale, noto comunemente come Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico, costituisce il pilastro fondamentale del diritto spaziale e stabilisce la fruizione pacifica del cosmo a beneficio di tutte le nazioni. L’edizione della Settimana Mondiale dello Spazio per il 2026 pone al centro dell’attenzione un tema di primaria importanza industriale e tecnologica: “Rocket Revolution”, ovvero la rivoluzione dei vettori e dei sistemi di lancio. Questa scelta tematica sottolinea la profonda trasformazione in atto nell’architettura dei trasporti spaziali, caratterizzata dall’affermazione dei razzi riutilizzabili, dal notevole abbattimento dei costi di accesso all’orbita terrestre e dall’ingresso di un numero sempre maggiore di attori commerciali e istituzionali nel panorama internazionale. La riutilizzabilità dei vettori d’attacco e il perfezionamento dei propulsori a basso impatto e ad alta efficienza stanno modificando in maniera strutturale la frequenza delle missioni scientifiche e commerciali. La possibilità di lanciare payload, satelliti e componenti infrastrutturali con tempistiche ridotte e a costi sostenibili consente la realizzazione di nuove costellazioni satellitari per il monitoraggio ambientale, per le comunicazioni globali e per l’osservazione della Terra. Al contempo, il potenziamento delle capacità di carico e la maggiore frequenza di volo pongono le basi operative essenziali per sostenere i programmi dedicati al ritorno dell’uomo sulla Luna e alle successive esplorazioni del pianeta Marte. Durante il periodo compreso tra il 4 e il 10 ottobre, istituzioni pubbliche, agenzie spaziali, centri di ricerca, università, scuole, musei scientifici e aziende private organizzano simultaneamente in decine di paesi un’ampia serie di iniziative volte a coinvolgere il pubblico e le giovani generazioni. Le attività previste includono conferenze scientifiche, seminari accademici, laboratori didattici dedicati alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, mostre espositive ed eventi di osservazione astronomica guidata. Attraverso il coordinamento della World Space Week Association e il patrocinio delle Nazioni Unite, la manifestazione si propone di promuovere la cooperazione internazionale nel settore aerospaziale, di sensibilizzare la collettività sull’importanza dei servizi satellitari nella vita di tutti i giorni e di ispirare le future generazioni di studenti, ricercatori e ingegneri. In questa prospettiva, la Settimana Mondiale dello Spazio 2026 offre un’occasione fondamentale per analizzare lo stato dell’arte delle tecnologie di lancio e per comprendere come le innovazioni ingegneristiche attuali stiano ridefinendo in modo permanente l’accesso della civiltà umana allo spazio extra-atmosferico.
Giochi de le Porte a Gualdo Tadino

Nel fine settimana compreso tra venerdì 25 settembre e domenica 27 settembre 2026, la città umbra di Gualdo Tadino rinnova la sua più importante tradizione con la rievocazione storica dei Giochi de le Porte. L’evento, organizzato dall’Ente Giochi de le Porte con il patrocinio delle istituzioni locali e regionali, trae origine dall’antica divisione del centro urbano in quattro quartieri storici, denominati Porte: Porta San Benedetto, Porta San Donato, Porta San Facondino e Porta San Martino. Per tre giornate consecutive, l’intera comunità cittadina rievoca le usanze e le atmosfere del XV secolo, trasformando le vie del centro in uno scenario d’epoca rigorosamente allestito secondo i canoni della storiografia quattrocentesca. La manifestazione prende il via la sera di venerdì 25 settembre con il corteo dei tavernieri, la consegna simbolica delle chiavi della città e la contestuale apertura delle quattro taverne rionali. I locali delle contrade, dislocati all’interno della cinta muraria, diventano punti di ritrovo gastronomico e sociale dove è possibile degustare le ricette della tradizione locale umbra. La prima serata è animata dalle esibizioni dei tamburini e degli sbandieratori della città di Gualdo Tadino, che eseguono ritmi e giochi di bandiera nelle piazze principali. Nella serata di sabato 26 settembre si svolge uno dei momenti più spettacolari dell’intera rievocazione: il monumentale corteo storico. Oltre mille figuranti in abiti quattrocenteschi, realizzati sulla base di documenti iconografici dell’epoca, sfilano lungo le vie cittadine affiancati da carri allegorici e da scene di vita quotidiana del Quattrocento allestite artigianalmente dai quartieri. La sfilata culmina in Piazza Martiri della Libertà con l’ingresso dei priori delle quattro Porte e la lettura pubblica dei bandi di sfida, che sanciscono l’apertura formale delle competizioni del giorno successivo. Il momento centrale della contesa ha luogo nel pomeriggio di domenica 27 settembre. I giocolieri, atleti rappresentanti dei quattro quartieri, si affrontano in quattro distinte prove di abilità e velocità per conquistare il Palio di San Michele Arcangelo. La gara si apre con la corsa a carretto, in cui un carretto tradizionale viene trainato da un somaro lungo le vie del centro. Seguono la prova di tiro con la fionda e la gara di tiro con l’arco. La competizione si chiude con la decisiva corsa a pelo, dove i fantini gareggiano cavalcando i somari senza sella lungo l’anello di piazza. Al termine delle gare, la somma dei punteggi attribuiti nelle singole prove determina la Porta vincitrice della rassegna. Alla contrada vincitrice viene consegnato il Palio, e ai suoi appartenenti spetta l’onore di appiccare il fuoco all’effige della Bastola, un fantoccio in stoffa e paglia collocato al centro della piazza che simboleggia l’antica strega legata alle leggende del territorio. Con il rogo propiziatorio della Bastola prende il via la festa notturna, che conclude la tre giorni di rievocazione storica e celebra l’identità comunitaria di Gualdo Tadino.
Festival del Medioevo a Gubbio 2026

L’Umbria si conferma un territorio privilegiato per la riscoperta della grande storia, e la cittadina di Gubbio ne costituisce una delle testimonianze più vivide ed evocative. Nel periodo compreso tra il 23 e il 27 settembre 2026, la città pietra ospita la dodicesima edizione del Festival del Medioevo, una manifestazione culturale di rilevanza internazionale organizzata con il patrocinio delle istituzioni locali e nazionali. L’appuntamento dell’anno 2026 revoca un focus tematico di eccezionale valore, intitolato “Il tempo di Francesco. Homo homini lupus”, pensato espressamente in concomitanza con le celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226. Il cuore pulsante dell’evento si attesta presso il complesso monumentale della Chiesa e del Convento di San Francesco, situato nella centrale Piazza Quaranta Martiri. Questo luogo iconico, storicamente legato alla permanenza e all’opera del Santo a Gubbio, diventa la sede privilegiata delle lezioni magistrali, delle tavole rotonde e degli incontri culturali che caratterizzano i cinque giorni della rassegna. Il programma della manifestazione prevede oltre sessanta interventi tenuti da storici, medievisti, saggisti, filosofi e docenti universitari di fama internazionale. Attraverso questi momenti scientifici e divulgativi, i relatori analizzano in profondità le dinamiche sociali, religiose, economiche e culturali del Duecento italiano ed europeo, mettendo in luce l’impatto del francescanesimo e la risposta data da San Francesco alle tensioni e alle conflittualità del suo tempo. Oltre alla ricca programmazione accademica e scientifica, il Festival del Medioevo trasforma la struttura urbana medievale di Gubbio in un laboratorio a cielo aperto. Durante le giornate del festival, i visitatori possono percorrere le vie del centro storico e accedere a spazi espositivi che propongono mostre documentarie, fiere del libro medievale, dimostrazioni di antichi mestieri e rievocazioni storiche di comprovata accuratezza didattica. Tra le presenze più attese della rassegna figura la partecipazioni di studiosi di spicco della storiografia contemporanea, con un prologo speciale e anteprime dedicate a lezioni storiche aperte al pubblico. Partecipare al Festival del Medioevo nel mese di settembre offre inoltre l’opportunità di vivere un’esperienza turistica integrata, abbinando l’offerta intellettuale alla scoperta del patrimonio artistico e paesaggistico umbro. Gubbio si presta perfettamente a itinerari di visita a piedi che partono dalla monumentale Piazza Grande, dominata dal Palazzo dei Consoli e dal Palazzo Podestà, per proseguire lungo le vie pensili fino ad raggiungere il Duomo e il Palazzo Ducale. Per i viaggiatori che cercano una connessione con l’ambiente naturale, la salita verso il Monte Ingino e la Basilica di Sant’Ubaldo consente di ammirare le colline dell’Appennino umbro, in una stagione che segna il passaggio verso le sfumature cromatiche dell’autunno. La manifestazione è completamente aperta al pubblico ed è concepita per un’ampia platea che comprende appassionati di storia, studenti, famiglie e turisti culturali. Tutte le sessioni del festival rispettano rigorosi criteri di rigore scientifico e accessibilità divulgativa, rendendo il Festival del Medioevo un modello unico nel panorama degli eventi dedicati alla memoria e alla comprensione del passato medievale.
Guida alle Fonti del Clitunno

Nel cuore della Valle Umbra, lungo l’antico tracciato della Via Flaminia tra Spoleto e Foligno, si trova uno dei luoghi naturali e storici più celebri della regione: le Fonti del Clitunno. Situate nel comune di Campello sul Clitunno, queste sorgenti risorgive trasversali formano un laghetto dalle acque limpide e cristalline, circondato da una rigogliosa vegetazione di salici piangenti, pioppi e cipressi. Il fascino del luogo ha incantato poeti e scrittori fin dall’antichità classica, da Virgilio a Plinio il Giovane, fino ad arrivare in epoca moderna a George Byron e Giosuè Carducci, che a questo paesaggio dedicò la nota ode. Le acque del fiume Clitunno sgorgano direttamente da polle sotterranee alimentate dai bacini idrici dei vicini monti Martani. Nell’antichità romana il fiume era navigabile e di dimensioni notevolmente superiori rispetto ad oggi; lungo le sue sponde sorgevano santuari, tempietti e bagni termali dedicati al dio Clitunno, personificazione sacra delle acque e simbolo di purezza. I romani si recavano in questo luogo per consultare l’oracolo della divinità e per celebrare riti religiosi propiziatori. Poco distante dal parco naturalistico delle fonti sorge il Tempietto del Clitunno, un piccolo edificio religioso di epoca paleocristiana riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità all’interno del sito seriale dedicato ai luoghi di potere dei Longobardi in Italia. Costruito tra il IV e il V secolo d.C. riutilizzando elementi architettonici di precedenti edifizio romani, il tempietto presenta una struttura a forma di tempietto tetrastilo corinzio, situato su un alto podio. Sulle pareti interne dell’abside si conservano importanti affreschi che rappresentano le figure di San Pietro, San Paolo e del Salvatore, tra le più antiche testimonianze di pittura murale dell’alto medioevo in Umbria. La presenza dell’acqua caratterizza non soltanto la zona di Campello, ma si estende lungo tutta la vicina Valnerina, la valle percorsa dal fiume Nera. Questo territorio montano è ricchissimo di sorgenti, cascate e corsi d’acqua che hanno modellato nel tempo la geografia e la storia locale. In questa valle, l’azione congiunta della natura e dell’ingegneria umana ha dato origine alla Cascata delle Marmore, un’imponente opera idraulica realizzata in epoca romana per bonificare la piana di Rieti convogliando le acque del fiume Velino nel Nera. Risalendo il corso del fiume Nera si incontrano borghi arroccati di origine medievale come Ferentillo, Scheggino e Vallo di Nera, dove l’architettura in pietra si fonde con il paesaggio fluviale. Le sorgenti della Valnerina, come quelle di San Anatolia di Narco e del fiume Corno, alimentano un ambiente naturale ideale per la fauna ittica e per la conservazione della biodiversità locale, tra cui spiccano le popolazioni di trota fario. La visita alle Fonti del Clitunno e agli itinerari fluviali della Valnerina offre l’opportunità di percorrere un itinerario tra natura, archeologia e architettura sacra, riscoprendo la profonda relazione che fin dall’antichità unisce le comunità umbre alla gestione e al rispetto dellarisorsa idrica.
Umbria sotterranea: guida agli ipogei

Sotto la superficie dei borghi e delle città d’arte dell’Umbria si snoda una fitta rete di complessi sotterranei scavati nel corso dei secoli dalle diverse civiltà che hanno abitato la regione. Dagli Etruschi ai Romani, fino all’epoca medievale e moderna, l’esigenza di reperire acqua, conservare gli alimenti o creare strutture difensive ha portato alla realizzazione di un patrimonio ipogeo di eccezionale valore archeologico e storico. Esplorare questi ambienti cavi offre l’opportunità di scoprire un volto nascosto e affascinante del territorio umbro. Una delle testimonianze più celebri di questo patrimonio si trova a Orvieto. La rupe di tufo su cui sorge la città è interamente perforata da oltre mille cavità artificiali, cisterne, pozzi e cunicoli ricavati nel corso di quasi tremila anni di storia. L’itinerario guidato di Orvieto Underground permette di percorrere un tratto significativo di queste cavità, tra cui antichi frantoi per la spremitura delle olive dotati di macine in pietra e grandi colombari scavati lungo le pareti perimetrali della rupe, utilizzati in epoca romana e medievale per l’allevamento dei piccioni. Sempre a Orvieto si trova il Pozzo di San Patrizio, straordinaria opera d’ingegneria rinascimentale progettata da Antonio da Sangallo il Giovane su incarico di Papa Clemente VII per garantire l’approvvigionamento idrico della città in caso di assedio. Un’altra tappa fondamentale dell’Umbria sotterranea è rappresentata da Narni. Il percorso guidato di Narni Sotterranea si sviluppa nei locali ipogei riportati alla luce all’interno dell’antico complesso conventuale di San Domenico. Il tragitto include la visita a una chiesa ipogea del XII secolo decorata con affreschi medievali, un’ampia cisterna romana usata per la raccolta delle acque piovane e gli ambienti destinati al tribunale dell’Inquisizione, con celle di detenzione recanti graffiti e incisioni lasciati dai prigionieri sulla pietra nel corso dei secoli. Proseguendo verso il confine meridionale della regione, la città di Amelia custodisce nel suo sottosuolo una monumentale cisterna romana risalente al I secolo a.C. La struttura, composta da ben dieci ambienti voltati e comunicanti tra loro, era destinata a raccogliere e decantare le acque piovane per poi distribuire la riserva idrica all’intero abitato romano sovrastante attraverso una complessa condotta di canali. Anche la città di Perugia presenta un ricco sottosuolo archeologico, accessibile attraverso gli scavi della Rocca Paolina. La fortezza cinquecentesca, fatta erigere da Papa Paolo III Farnese, inglobò e coprì un intero quartiere medievale con le sue strade, case, torri e palazzi nobiliari, creando una vera e propria città sotterranea perfettamente conservata e percorribile a piedi. La visita ai siti ipogei dell’Umbria rappresenta un’esperienza ideale nei mesi d’inizio autunno, consentendo a visitatori e appassionati di archeologia di comprendere le raffinate tecniche ingegneristiche e idrauliche dell’antichità all’interno di ambienti affascinanti e ricchi di memoria storica.
Guida alle isole del Trasimeno

Il Lago Trasimeno, situato nella provincia di Perugia, rappresenta il bacino lacustre più esteso dell’Italia peninsulare ed è protetto dal Parco Regionale del Lago Trasimeno. Oltre alle coste punteggiate da borghi di grande interesse storico e architettonico come Castiglione del Lago, Tuoro sul Trasimeno e Passignano sul Trasimeno, lo specchio d’acqua ospita al suo interno tre isole: l’Isola Maggiore, l’Isola Polvese e l’Isola Minore. Il periodo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si rivela particolarmente indicato per esplorare questi territori insulari, grazie alle temperature favorevoli e alla riduzione dei flussi turistici estivi. L’Isola Maggiore è l’unica delle tre isole del Trasimeno ad essere stabilmente abitata, pur contando una popolazione residente molto ridotta. L’isola conserva intatta la struttura urbanistica del piccolo borgo di pescatori sviluppatosi prevalentemente nel corso del XIV secolo. I collegamenti con la terraferma sono garantiti da servizi di navigazione pubblica gestiti con traghetti di linea che partono regolarmente da Passignano sul Trasimeno e da Tuoro sul Trasimeno. Dal punto di vista storico e culturale, l’Isola Maggiore è indissolubilmente legata alla figura di San Francesco d’Assisi, che vi trascorse i quaranta giorni della Quaresima del 1211. A testimonianza del passaggio del santo rimangono lo scoglio dove sbarcò, la fonte da cui attinse l’acqua e la Chiesa di San Francesco, edificata nel XIV secolo. Passeggiando lungo i sentieri che attraversano gli oliveti secolari dell’isola, si incontrano anche la Chiesa di San Salvatore e la Chiesa di San Michele Arcangelo, situata sul punto più alto del rilievo insulare, la quale custodisce affreschi d’epoca medievale. L’isola è inoltre famosa per la produzione artigianale del merletto a punto d’Irlanda, una tradizione tessile introdotta all’inizio del Novecento e custodita all’interno del Museo del Merletto. L’Isola Polvese, situata nella parte meridionale del lago e raggiungibile in traghetto dal molo di San Feliciano, è la più grande per estensione territoriale. L’isola appartiene alla Provincia di Perugia ed è gestita come parco scientifico-didattico e riserva naturalistica nell’ambito del Parco Regionale. L’Isola Polvese vanta una notevole varietà botanica e faunistica, con ampie zone a bosco di leccio, uliveti e una vasta area umida caratterizzata da folti canneti che offrono riparo a numerose specie di uccelli acquatici, rendendo il sito un punto di riferimento per le attività di birdwatching. Sull’Isola Polvese si conservano anche significative emergenze monumentali. Tra le principali figurano il Castello dell’Isola Polvese, una struttura difensiva risalente al XIV secolo eretta a protezione degli abitanti locali, la Chiesa di San Giuliano e i resti del Monastero di San Secondo. Un elemento di grande rilievo paesaggistico e architettonico è rappresentato dal Giardino delle Piante Acquatiche, realizzato alla fine degli anni Cinquanta del Novecento dal celebre paesaggista Pietro Porcinai attraverso il recupero di un’antica cava di pietra dismessa. L’Isola Minore, infine, è di proprietà privata e non è abitata né aperta alle visite del pubblico, rimanendo una riserva naturale integrale protetta per la nidificazione della fauna lacustre. Pianificare una visita all’Isola Maggiore o all’Isola Polvese consente ai visitatori di scoprire una combinazione perfetta tra tutela ambientale, storia religiosa e tradizioni artigianali nel cuore dell’Umbria.
L’Umbria tra estate e autunno: il cambio di stagione

Con l’arrivo di settembre, la fine dell’estate porta con sé quell’inconfondibile atmosfera di transizione che divide da sempre le persone in due grandi categorie. Da un lato ci sono i nostalgici della bella stagione, quelli che contano i giorni che li separano dalle prossime vacanze e rimpiangono le lunghe serate all’aperto. Dall’altro, invece, ci sono gli amanti del fresco e dell’autunno, pronti ad accogliere con entusiasmo le prime felpe, i colori caldi del foliage e il profumo delle spezie nell’aria. Qualunque sia la vostra inclinazione, l’Umbria si rivela il luogo ideale per vivere questo momento dell’anno senza drammi e con un pizzico di poesia. Il territorio offre infatti lo scenario perfetto sia per chi vuole salutare l’estate sia per chi non vedeva l’ora che arrivasse la stagione autunnale. Per chi rimpiange l’estate: le ultime giornate all’aperto Per chi non si rassegna alla fine della bella stagione, settembre in Umbria regala giornate ancora piacevolmente tiepide e luminose, ideali per vivere la natura senza la morsa del caldo torrido di luglio e agosto. Per chi ama l’autunno: i primi riti di stagione Per chi invece esulta al primo soffio di vento fresco, l’Umbria si trasforma nel tempio dell’accoglienza, dove la tavola e il paesaggio iniziano a cambiare veste. Il fascino dei borghi tra le due stagioni I centri storici della regione – da Assisi a Todi, da Gubbio a Spoleto – vivono in questo periodo dell’anno un momento di grazia straordinario. Liberi dal grande afflusso turistico estivo, i vicoli in pietra riacquistano la loro dimensione più autentica e silenziosa. Camminare per le stradine medievali mentre le giornate si accorciano regala un senso di pace unico, capace di mettere d’accordo sia i nostalgici dell’estate sia i fan dell’autunno. L’Umbria a settembre dimostra che ogni cambio di stagione non è mai una fine, ma semplicemente l’inizio di un nuovo modo di scoprire e apprezzare la bellezza del territorio.