L’Umbria sotterranea: tra pozzi e cunicoli

Al di sotto dei borghi medievali e dei centri storici che coronano le colline dell’Umbria si estende un patrimonio architettonico e archeologico nascosto, scavato nel corso di millenni dalla mano dell’uomo. Il sottosuolo di molte città umbre conserva un vero e proprio “mondo di sotto”, fatto di cisterne romane, pozzi monumentali, cave di tufo, frantoi ipogei e complessi reticoli di cunicoli idrici. Queste strutture sotterranee raccontano la capacità ingegneristica delle civiltà del passato — dagli Etruschi ai Romani, fino all’epoca medievale e rinascimentale — di adattare il territorio alle esigenze di approvvigionamento idrico, difesa e conservazione delle risorse. Orvieto: la città scavata nel tufo L’esempio più celebre di architettura ipogea in regione è rappresentato dalla rupe tufacea di Orvieto. La fragile e friabile di origine vulcanica su cui sorge la città ha facilitato lo scavo di oltre milleduecento cavità sotterranee, sovrapposte su più livelli e articolate sotto il tessuto urbano superficiale. L’opera ingegneristica più maestosa è il Pozzo di San Patrizio, progettato nel Cinquecento da Antonio da Sangallo il Giovane su incarico di Papa Clemente VII per garantire l’approvvigionamento d’acqua alla città in caso di assedio. La struttura si addentra per quasi sessanta metri nella rupe ed è caratterizzata da una doppia rampa elicoidale a elica sovrapposta: due scalinate indipendenti e sovrapposte che consentivano ai muli da soma di scendere a attingere l’acqua e risalire senza mai incrociarsi. Accanto a questa monumentale opera di ingegneria Idraulica, il sottosuolo orvietano custodisce anche il Pozzo della Cava, di origine etrusca e ampliato in epoca rinascimentale, oltre a un’intricata rete di colombari medievali e cave utilizzate originariamente per l’estrazione dei blocchi di tufo destinati all’edilizia. Narni: la riscoperta del patrimonio ipogeo Spostandosi nel settore meridionale della regione, Narni offre un percorso ipogeo di eccezionale interesse storico e archeologico. Esplorabile attraverso i passaggi sotterranei riportati alla luce sotto l’antico complesso conventuale di San Domenico, il sottosuolo narnese custodisce ambienti risalenti a diverse epoche storiche. Tra le testimonianze più significative figura una chiesa ipogea dell’VIII secolo affrescata, edificata all’interno di una precedente struttura romana. Proseguendo nei cunicoli sotterranei si incontrano ampi locali adibiti nel corso dei secoli a cisterna idrica per la raccolta delle acque piovane e ambienti legati all’epoca dell’Inquisizione, tra cui una cella ricoperta da graffiti scalfiti sui muri dai prigionieri. L’esplorazione di questi spazi offre una testimonianza diretta delle stratificazioni storiche, in cui strutture idrauliche di epoca romana si intrecciano con testimonianze pittoriche ed edificate di età medievale e moderna. Todi e la rete idrica romana A Todi, l’esplorazione del mondo sotterraneo si concentra sull’imponente sistema di captazione e distribuzione dell’acqua realizzato in epoca romana. La collina su cui sorge la città è solcata da una fitta maglia di gallerie e cisterne idrauliche costruite per drenare i terreni ed evitare fenomeni di dissesto idrogeologico, garantendo al contempo la riserva d’acqua per la popolazione. Sotto la Piazza del Popolo si conservano le grandi cisterne romane, ampi vani coperti da volte a botte ed edificati nel I secolo a.C. per raccogliere e conservare l’acqua piovana. Collegati a questo sistema principale vi sono chilometri di cunicoli di drenaggio che attraversano la collina, a dimostrazione di una conoscenza avanzata delle tecniche di ingegneria idraulica e di tutela del suolo. Visitare questi complessi sotterranei consente di scoprire l’Umbria da una prospettiva insolita, al riparo dalle elevate temperature estive, attraverso un viaggio rigoroso tra storia, ingegneria e archeologia.

L’arte della ceramica in Umbria

L’Umbria vanta una tradizione ceramica tra le più antiche, prestigiose e documentate d’Italia. Questa forma d’arte, che affonda le sue radici nell’epoca etrusca e romana, ha trovato nel Rinascimento il suo periodo di massimo splendore artistico e produttivo, evolvendosi fino a diventare una componente fondamentale dell’identità culturale ed economica del territorio. La combinazione di argille locali di alta qualità, la presenza di corsi d’acqua e l’abilità dei maestri figuli hanno reso la regione un centro d’eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Il percorso attraverso la ceramica umbra si articola lungo diversi distretti storici, ciascuno caratterizzato da tecniche, stili decorativi e lavorazioni peculiari che si tramandano di generazione in generazione. Deruta e la grande tradizione maiolicara Deruta rappresenta indubbiamente il centro di maggiore rilevanza per la produzione della maiolica stilizzata. La città conserva una continuità produttiva che dal Medioevo non si è mai interrotta. Durante il Cinquecento, i maestri maiolicari di Deruta perfezionarono la tecnica del “lustro”, un procedimento di terza cottura che conferisce ai manufatti riflessi metallici iridescenti, d’oro e di rubino, grazie all’impiego di sali metallici e a una cottura in atmosfera riducente. Tra i motivi decorativi più celebri figurano il piatto da pompa, la raffigurazione di grottesche, i ritratti rinascimentali con cartigli e i celebri decori “Raffaellesco” e “Ricco Deruta”. Il primo è caratterizzato da figure mitologiche come idre e grifi intrecciate a volute vegetali, mentre il secondo si distingue per l’uso di arabeschi in tonalità blu, cobalto, giallo e arancio, incorniciati da rilievi cromatici ben definiti. Gubbio, Gualdo Tadino e le iridescenze del lustro Proseguendo verso l’area eugubino-gualdese, si incontra un’altra eccellenza legata alla lavorazione ceramica. Gubbio è storicamente legata alla figura di Mastro Giorgio Andreoli, il maestro ceramista che nel XVI secolo portò ai massimi livelli d’arte la tecnica del lustro rubino e oro, applicata sia su pezzi di propria produzione sia su maioliche create in altre botteghe dell’Italia centrale. Anche Gualdo Tadino vanta un’importante tradizione maiolicara, con una forte specializzazione nelle tecniche di derivazione rinascimentale e nella produzione di ceramica d’arredo di grande pregio, in cui l’effetto metallico d’oro e di rubino continua a rappresentare un elemento distintivo dell’artigianato locale. Orvieto e la maiolica arcaica Spostandosi nel settore sud-occidentale della regione, Orvieto propone una produzione storica dal carattere ben delineato: la maiolica arcaica. Sviluppatasi prevalentemente tra il XIII e il XIV secolo, questa tipologia si distingue per l’impiego di una gamma cromatica essenziale, dominata dal verde ramina e dal bruno manganese su fondo bianco-grigiastro. I boccali e le forme tradizionali orvietane sono decorati con motivi geometrici, elementi vegetali, animali fantastici, stemmi araldici e figure umane, che testimoniano lo stile sobrio ed elegante dell’epoca medievale. Le botteghe e i laboratori artigiani Oggi la tradizione ceramica umbra si mantiene viva grazie alle numerose botteghe artigiane disseminate nei centri storici. La produzione continua a seguire processi manuali rigorosi: dalla modellazione al tornio, alla prima cottura del biscotto, fino alla smaltatura, alla pittura a mano libera con pennelli in pelo naturale e alla successiva cottura finale in forno. La visita di questi laboratori offre l’opportunità di osservare da vicino la gestualità di un mestiere antico che unisce arte, chimica e manualità.

Arriva in Umbria il primo treno ETR da 200 km/h

Consegnato il primo dei dodici nuovi convogli ETR 108 destinati all’Umbria. I treni permetteranno di viaggiare fino a 200 km/h sulla Direttissima Firenze-Roma, migliorando collegamenti, comfort e tempi di percorrenza. L’Umbria compie un passo significativo verso il rinnovamento del trasporto ferroviario regionale con la consegna del primo dei dodici nuovi treni ETR 108 Coradia Stream, convogli di ultima generazione progettati per raggiungere una velocità massima di 200 chilometri orari. Il nuovo treno è stato presentato a Foligno e rappresenta l’inizio di un importante piano di ammodernamento della flotta destinata ai collegamenti regionali e interregionali. L’investimento complessivo ammonta a 172,8 milioni di euro, finanziati con risorse della Regione Umbria e di Trenitalia, all’interno di un programma ancora più ampio dedicato al potenziamento del trasporto ferroviario regionale. L’obiettivo è offrire ai pendolari e ai viaggiatori mezzi più moderni, confortevoli e performanti, capaci di migliorare sensibilmente la qualità degli spostamenti quotidiani. I nuovi ETR 108 sono stati sviluppati per sfruttare appieno la Direttissima Firenze-Roma, la linea ad alta capacità che collega rapidamente le due città. Grazie alla velocità massima di 200 km/h, i convogli potranno percorrere questo tratto senza dover utilizzare le linee più lente, contribuendo a ridurre progressivamente i tempi di viaggio tra l’Umbria, Roma e Firenze. Dal punto di vista tecnico, i nuovi treni appartengono alla piattaforma Coradia Stream di Alstom e sono stati progettati per garantire maggiore comfort e accessibilità. Gli interni offrono spazi più ampi, climatizzazione, aree dedicate alle biciclette, servizi per le persone con mobilità ridotta e dotazioni tecnologiche pensate per rendere il viaggio più piacevole e funzionale. La progettazione punta inoltre a una maggiore efficienza energetica e a un ridotto impatto ambientale, in linea con gli obiettivi di sostenibilità del settore ferroviario. Il rinnovamento della flotta si inserisce in una strategia più ampia di modernizzazione della mobilità regionale, volta a incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico e a rendere il treno una soluzione sempre più competitiva rispetto all’automobile, soprattutto per gli spostamenti tra i principali centri dell’Italia centrale. Per i pendolari umbri, il progetto rappresenta una prospettiva concreta di collegamenti più rapidi e regolari, con benefici che interesseranno sia chi si sposta quotidianamente per lavoro o studio, sia chi utilizza il treno per motivi turistici. L’arrivo dei nuovi convogli conferma inoltre l’attenzione verso il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie regionali e la volontà di investire in un sistema di trasporto più moderno, efficiente e sostenibile.

Terni al centro del digitale: al via la quarta edizione del TIC Festival

Terni, 7 aprile 2026 – Le strade del centro storico di Terni tornano a trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto sulla comunicazione moderna. Si è aperta ufficialmente la quarta edizione del Terni Influencer & Creator Festival (TIC Festival), l’evento che ha consolidato la città umbra come punto di riferimento nazionale per l’analisi e la celebrazione della cultura digitale. L’edizione 2026 giunge in un momento di profonda trasformazione per il settore, segnato da nuove normative sulla trasparenza dei contenuti e dall’integrazione sempre più massiccia dell’intelligenza artificiale nella creazione di contenuti multimediali. Un format consolidato tra inclusività e dibattito Il TIC Festival si conferma una manifestazione dal forte impatto sociale, mantenendo la sua natura di evento interamente gratuito e inclusivo. La scelta di dislocare gli appuntamenti tra i luoghi simbolo della città – come il Teatro Secci, il Politeama, BCT (Biblioteca Comunale Terni) e Piazza della Repubblica – permette un’integrazione totale tra i visitatori, i cittadini e i protagonisti del web. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori (l’Associazione Culturale Umbria for the Future) resta quello di colmare il divario generazionale, portando i temi della “Generazione Z” e dei “Alpha” all’attenzione di un pubblico trasversale. Non si tratta solo di intrattenimento, ma di una riflessione profonda sul ruolo della responsabilità civile nell’era dei social media. I pilastri del programma 2026 Il palinsesto di quest’anno si articola su tre direttrici fondamentali che stanno caratterizzando le sessioni in corso in queste ore: Il ruolo dei Creator: da intrattenitori a divulgatori Ciò che emerge chiaramente dai primi incontri di questa edizione è la mutazione della figura dell’influencer. Se nelle prime edizioni il focus era sulla popolarità, oggi il festival mette in luce la figura del divulgatore. Scienziati, storici, esperti di diritto e medici che utilizzano i social per combattere la disinformazione sono i veri protagonisti dei panel più affollati. La partecipazione di profili legati alla “infodemia” e alla corretta gestione delle fonti testimonia la maturità raggiunta dall’evento, che riesce a trattare temi complessi con il linguaggio accessibile tipico delle piattaforme digitali. Un evento per il territorio Oltre al valore culturale, il TIC Festival rappresenta per l’Umbria un volano economico di rilievo. Le strutture ricettive del ternano registrano il tutto esaurito, a conferma di come un evento focalizzato sul digitale possa generare un indotto reale e tangibile per il turismo locale. Le attività proseguiranno fino a domenica 12 aprile, con un crescendo di appuntamenti che vedranno alternarsi sul palco nomi di spicco del panorama nazionale, sessioni di meet&greet e momenti di confronto istituzionale. La città di Terni, ancora una volta, dimostra che l’acciaio e il digitale possono coesistere in un racconto di innovazione continua.