Mentre il freddo pungente di gennaio avvolge le vette dell’Appennino umbro, a Cascia si accende un calore antico, fatto di voci polifoniche, suoni di organetti e passi che calpestano il selciato del centro storico. La Rassegna Interregionale delle Pasquarelle, giunta nel 2026 alla sua 49ª edizione, non è soltanto un evento folkloristico, ma il cuore pulsante di una comunità che rifiuta di dimenticare le proprie radici contadine.
L’appuntamento, fissato per il weekend del 17 e 18 gennaio 2026, trasforma la città di Santa Rita in un palcoscenico a cielo aperto dove decine di gruppi provenienti da tutto il Centro Italia (Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo) si ritrovano per perpetuare un rito che affonda le sue origini nei secoli.
La Storia: Perché si chiamano “Pasquarelle”?
Per comprendere il valore di questa rassegna, bisogna guardare al calendario agricolo del passato. Nel mondo rurale dell’Italia Centrale, il termine “Pasqua” non indicava solo la Resurrezione, ma ogni grande solennità religiosa. L’Epifania era considerata la “Pasqua Epifania” o “Pasquetta” (da non confondere con il lunedì dell’Angelo).
I canti della Pasquarella nacquero come rituali di questua eseguiti da comitive di contadini e pastori. Tra il 5 e il 6 gennaio, questi gruppi vagavano di podere in podere, sfidando la neve, per annunciare la venuta del Messia e l’arrivo dei Magi. In cambio del canto augurale, che prometteva abbondanza per i raccolti e fertilità per le famiglie, i padroni di casa offrivano ciò che la dispensa invernale concedeva: salsicce, uova, vino o qualche moneta.
L’Evento 2026: Un Ponte tra Generazioni
La rassegna di Cascia ha avuto il merito storico di trasformare un’usanza privata e itinerante in un momento di confronto collettivo. Oggi, l’evento si inserisce nel più ampio contenitore di “Tradizione che Passione”, una manifestazione che celebra l’identità rurale a 360 gradi.
Cosa aspettarsi nell’edizione 2026:
- La Parata dei Pasquarellari: A partire dal primo pomeriggio di domenica, Piazza Garibaldi e Piazza San Francesco si riempiono di gruppi in costume tradizionale. Gli strumenti sono quelli della memoria: l’organetto a otto bassi, il tamburello, il triangolo e, talvolta, rudimentali strumenti a percussione ricavati da attrezzi agricoli.
- Canti e Stornelli: I testi delle Pasquarelle sono piccole opere di poesia popolare. Mescolano sacro e profano: si passa dalla narrazione della Natività a richieste di cibo ironiche e dirette, spesso improvvisate per omaggiare (o canzonare) chi ascolta.
- Il Ballo delle Pupazze: Uno dei momenti più attesi che chiude la manifestazione. Grandi figure di cartapesta, animate da ballerini al loro interno, danzano al ritmo della musica popolare tra girandole di fuochi d’artificio, simboleggiando il vecchio anno che se ne va e la natura che si prepara a rinascere.
- Enogastronomia Tipica: Parallelamente ai canti, la città celebra i sapori della montagna. Non mancano stand dedicati alla polenta, alla roveja (un pisello selvatico presidio Slow Food) e alla norcineria locale, pilastri della dieta dei “pasquarellari” di un tempo.
Un Rito di Resilienza
Per Cascia e per l’intera Valnerina, la Rassegna delle Pasquarelle ha assunto negli ultimi anni un significato ancora più profondo. È diventata un simbolo di resilienza post-sisma. Vedere giovani e anziani cantare insieme, spalla a spalla, dimostra che la cultura immateriale è il collante più forte per la ricostruzione sociale di un territorio.
Partecipare alla rassegna nel 2026 significa immergersi in un’atmosfera autentica, lontana dai circuiti del turismo di massa, dove la musica non è spettacolo, ma un atto di devozione verso la propria terra.









